Esdebitazione: quali debiti si cancellano davvero e quali no

Esdebitazione: quali debiti si cancellano davvero e quali no

Esdebitazione è la parola tecnica per quello che quasi tutti cercano quando scrivono "cancellare i debiti": la liberazione dai debiti che, alla fine di una procedura di sovraindebitamento, non sei riuscito a pagare. Esiste, è prevista dal Codice della Crisi (il vecchio "salva suicidi") e funziona. Ma non cancella tutto, non arriva in automatico e non vale per chiunque. Qui ti spiego cosa si cancella, cosa resta e quali sono le condizioni, con gli articoli di legge alla mano.

1. Cos'è, in una frase

È il provvedimento con cui il tribunale stabilisce che i debiti rimasti non pagati alla fine della procedura non sono più esigibili: i creditori non possono più chiederteli, né pignorare per quella parte.

Non è un condono e non è un regalo. È la conclusione di un percorso in cui hai messo a disposizione dei creditori quello che potevi: una parte del reddito, i beni, o entrambi. Il resto, se ci sono le condizioni, si chiude.

2. In quali procedure si ottiene

Le strade sono diverse e l'esdebitazione arriva in modo diverso in ciascuna.

  • Ristrutturazione dei debiti del consumatore (il "piano del consumatore") e concordato minore: paghi quanto previsto dal piano approvato dal giudice, per la durata prevista. La parte di debito che il piano non copre non è più dovuta.
  • Liquidazione controllata: metti a disposizione i beni e la parte di reddito che supera il necessario per vivere. L'esdebitazione arriva con la chiusura della procedura oppure, al più tardi, dopo tre anni dall'apertura (art. 282 del Codice della Crisi). La dichiara il tribunale con un decreto.
  • Esdebitazione del debitore incapiente (la "cancellazione dei debiti per chi non ha niente"): per chi non ha beni né reddito sufficiente per offrire qualcosa ai creditori. La vediamo al punto 5.

Le ho messe a confronto, con requisiti ed esiti, nella pagina sulle procedure per uscire dal sovraindebitamento.

3. Quali debiti si cancellano

In linea generale tutti i debiti per fatti anteriori alla procedura: mutui e prestiti, carte revolving, finanziarie, fornitori, debiti verso privati. Anche i debiti fiscali e contributivi: cartelle dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione (la vecchia Equitalia), IVA, IRPEF, INPS. La legge non li esclude, e su questo molti si sbagliano in partenza.

Se hai soprattutto debiti col fisco, ne parlo in dettaglio nell'articolo sui debiti con l'Agenzia delle Entrate.

4. Quali debiti restano (e su questo nessuno può prometterti niente)

L'art. 278, comma 7, del Codice della Crisi esclude dall'esdebitazione:

  • gli obblighi di mantenimento e alimentari, per esempio l'assegno per i figli o per l'ex coniuge;
  • i risarcimenti per danni da fatto illecito extracontrattuale;
  • le sanzioni penali e amministrative pecuniarie, quando non sono accessorie a debiti che si estinguono.

C'è poi un punto che riguarda chi ti sta vicino: l'esdebitazione libera te, non chi ha garantito per te. I creditori conservano i loro diritti verso coobbligati e fideiussori (art. 278, comma 6). Se un genitore o il coniuge ha firmato una fideiussione sul tuo prestito, quel debito resta suo. È una delle prime cose che guardo, perché cambia la strategia per tutta la famiglia.

5. Se non hai niente: l'esdebitazione dell'incapiente

È la procedura pensata per chi non può offrire ai creditori alcuna utilità, nemmeno futura. La legge la riconosce anche a chi ha un reddito, purché, tolte le spese per produrlo e per mantenere sé e la famiglia, non superi l'assegno sociale aumentato della metà, moltiplicato per la scala di equivalenza ISEE del nucleo (art. 283, comma 2). È un calcolo preciso, che va fatto sui numeri veri della famiglia.

Ci sono tre limiti da conoscere prima:

  • si ottiene una sola volta nella vita;
  • per tre anni devi presentare ogni anno una dichiarazione sulle eventuali entrate nuove, e l'OCC vigila;
  • se in quei tre anni arrivano utilità che permettono di pagare i creditori, questi possono agire su quelle somme (art. 283, commi 1 e 9). I prestiti ottenuti dopo non contano come utilità.

Trovi la procedura spiegata passo per passo nella pagina sull'esdebitazione dell'incapiente.

6. Le condizioni: quando l'esdebitazione viene negata

Non basta avere debiti e non riuscire a pagarli. Il tribunale verifica che (art. 280 e 282):

  • tu non abbia condanne definitive per bancarotta fraudolenta o reati simili legati all'impresa;
  • tu non abbia sottratto beni, gonfiato i debiti o fatto ricorso abusivo al credito, cioè chiesto prestiti sapendo di non poterli restituire;
  • tu abbia collaborato con la procedura, fornendo informazioni e documenti;
  • tu non abbia già ottenuto un'esdebitazione nei cinque anni precedenti, e non più di due volte in tutto;
  • nella liquidazione controllata, che il sovraindebitamento non sia dovuto a colpa grave, malafede o frode.

È per questo che la ricostruzione della tua storia debitoria, prestito per prestito, non è burocrazia: è quello su cui il giudice decide.

7. L'errore più comune: "sistemare" le cose prima

Lo vedo spesso: prima di rivolgersi a qualcuno, la persona intesta la casa a un figlio, svuota il conto, vende l'auto a un parente. Lo fa per proteggere la famiglia, ed è comprensibile. Ma sono proprio gli atti che il tribunale va a cercare, e che possono costarti l'esdebitazione.

Il secondo errore è credere a chi promette la "cancellazione totale dei debiti" prima di aver visto un documento. Nessuno può garantirla, perché la decide un giudice e perché alcuni debiti per legge non si cancellano. Chi te la promette ti sta vendendo uno spot, non una procedura.

Per questo conta chi segue la pratica: un professionista iscritto all'elenco dei Gestori della Crisi del Ministero della Giustizia, con un codice deontologico e una polizza di responsabilità professionale, che costruisce il piano sul tuo caso e ne risponde. Con un problema grave di salute non ti affideresti a una pubblicità di cure miracolose. Con i debiti che minacciano la casa e la famiglia vale lo stesso.

8. Quanto tempo ci vuole

Dipende dalla procedura. Nel piano del consumatore e nel concordato minore, quanto dura il piano. Nella liquidazione controllata, fino alla chiusura e comunque non oltre tre anni dall'apertura. Per l'incapiente, il decreto arriva prima, ma i tre anni di vigilanza vengono dopo. Diffida di chi ti indica tempi certi prima di aver visto la tua situazione.

Da dove iniziare oggi

La prima domanda non è "posso cancellare i debiti?", ma "quale procedura è percorribile nel mio caso, e a quali condizioni?". La risposta cambia con il tipo di debiti, le garanzie, il reddito e la tua storia.

Il test di fattibilità è gratuito e riservato: venti domande su debiti, entrate, casa e creditori, e ti dico quale strada è aperta. Se non ce n'è nessuna te lo dico lo stesso. Se vuoi prima un quadro generale, parti dalla guida Ho troppi debiti: cosa fare e a chi rivolgersi.

Se c'è un pignoramento in corso o un'asta fissata, scrivimi direttamente su WhatsApp al +39 350 566 8213.

Non affidare il futuro della tua famiglia a uno spot. Affidalo a chi ha la qualifica per difenderlo, e ne risponde.

Fonti: D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14 (Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza), artt. 278, 280, 282 e 283, testo vigente su Normattiva, consultato il 19/10/2026.

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Andrea Gerardi – Dottore Commercialista, Revisore Legale, Esperto in Crisi d’Impresa e Sovraindebitamento

Da oltre 20 anni affianco privati, professionisti e imprese nella gestione di crisi finanziarie complesse, con un approccio tecnico, umano e orientato alle soluzioni. Specializzato nelle procedure del Codice della Crisi, offro consulenza strategica per esdebitazioni, ristrutturazioni e valorizzazione di crediti deteriorati (NPL/UTP).